Cerco/Offro lavoro ai tempi di Facebook

Cerco/Offro lavoro ai tempi di Facebook

I gruppi di Offro/Cerco Lavoro su Facebook sono surreali. Tutti con in tasca la soluzione per diventare miliardari con pochi click, e ognuna è migliore delle altre. Viene da chiedersi perché allora in tanti si dannano con lavori nei call center e simili se “basta uno smartphone, la connessione e Facebook” per rivoluzionare la propria esistenza. Eh, ma loro conoscono il segreto di Pulcinella! L’ultima che gira è quella di scrivere delle serie di numeri su un sito per vedersi accreditare a vita cifre da capogiro. Anche quelli che cercano lavoro su FB, comunque, non sono proprio brillanti per abboccare a certe palesi assurdità.
Un capitolo a parte sono le cosiddette coach (la stragrande maggioranza è donna), improvvisate personal trainers, maestre di vita, dietiste e dietologhe. Mi chiedo fino a che punto somministrare “piani alimentari” e diete sia legale, se non si hanno competenze per farlo. Le loro competenze derivano dall’esigenza di vendere prodotti per conto dell’azienda ed “ampliare il proprio team”. Mi domando se non ci sia droga in questi famosi “beveroni” o barrette miracolose, dato che la maggior parte di queste coach/venditrici finite nella rete del network marketing sembra invasata in modo allucinante e incredibile. Credono di essere depositarie della verità della vita, del segreto rivelato che ti mostrerà il senso della tua esistenza e come viverla al meglio, mica di star vendendo dei prodotti.

#ultimedaFB

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L’app per inviare messaggi anonimi

L’app per inviare messaggi anonimi

“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero”, diceva Oscar Wilde. Di questi tempi, la maschera può essere anche quella dell’anonimato virtuale. Per questo ho scelto di aprire un account su Sarahah, l’app del momento. Puoi lasciarmi messaggi senza rivelarmi chi sei, dirmi in forma anonima cosa pensi del mio blog, della mia scrittura, delle mie poesie, della mia pagina autrice Facebook o del sito web/portfolio, della mia attività di copywriter (questo soprattutto se sei un addetto ai lavori) , anche cosa pensi di me, se ti fa piacere. Io non potrò risalire in alcun modo alla tua identità. Non posso neanche rispondere ai messaggi, questa è una funzione che forse verrà implementata in futuro.
Sarahah nasce come app per ricevere feedback costruttivi sinceri e spassionati sul lavoro e in amicizia. Per certi versi è certamente discutibile (personalmente sono per il metterci la faccia sempre e comunque), ma bisogna ammettere che ha anche un potenziale piuttosto interessante. Esplorarlo non costa nulla. E, soprattutto, provarla per me è un esperimento sociale. E sono anche curiosa, ma questo è secondario.

Ecco il mio indirizzo. Non c’è bisogno di registrarsi per inviare messaggi anonimi, potete scriverli e inviarli direttamente.

Inviami messaggi anonimi! https://chiaracat87.sarahah.com/

Wilderness

Wilderness

Che il mondo non vive ai nostri occhi,
ma li trascende,
ce lo ricorda il canto
delle contrade, delle colline e delle terre brulle.
Il richiamo dell’insperato, il sussurro dello sconosciuto,
la voce vera della terra.

E noi nelle riserve delle città, nell’illusione dei palazzi,
non lo sentiamo.
Un peso troppo grave il cono dell’universo.

*

Le colline, le vie che non sono strade
agli angoli del mondo,
dove l’uomo non ha piantato bandiera,
custodiscono verità
che i corsi non conoscono.

(Versi o presunti tali scritti nel 2010, che ben si sposano al concetto di wilderness…)

Il mondo di Extremelot ritorna nella fantasia

Il mondo di Extremelot ritorna nella fantasia

E quindi Lot -Extremelot- chiude ufficialmente. Non ero un’accanita giocatrice, ma ci sono stata per un periodo, e lo ricordo con piacere. Lot era una piattaforma in cui i partecipanti -bastava un nickname ed un’e-mail- attraverso narrazioni e descrizioni delle azioni del proprio personaggio e dell’ambiente, prendevano parte ad un gioco di ruolo di ambientazione fantasy. Il mio personaggio era una soldatessa.
Ora che ci penso, mi sembra di aver avuto due personaggi -forse l’altra era una fata o una dama.
Non riesco a ricordare il nome del mio alter ego -magari un giorno mi tornerà in mente- ma ricordo con piacere certi momenti in cui mi sembrava davvero di essere seduta in taverna con gli altri, o di rilassarmi al giardino delle delizie. Ricordo di aver letto da parte di altri giocatori descrizioni così vivide che mi sembrava di averli davvero davanti gli occhi, ed erano dame, vampiri, osti e cavalieri.

Diciamo addio ad un’altra parte di ciò che Internet è stato, prima di diventare il regno dei social networks, delle webstar e delle news acchiappaclick.
A volte penso di aver amato e di amare di più quell’Internet vissuto come mondo parallelo, narrazione di se’ protetti da un nickname (perché “Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero” .cit) che a volte aveva addirittura una sua dignità quasi letteraria, dei blog dove si respirava la sincerità e l’intimità del mettersi a nudo, dei forum zona aperta di condivisione e dibattito.
Lo preferivo a quel campo libero per mettersi in mostra e per l’autocompiacimento che è diventato oggi, uno spazio dove tante volte conta il presenzialismo e il dire la propria più che la riflessione che c’è (dovrebbe esserci) dietro.
Ma io sono vecchia. (😆)

Siamo tutti un po’ fantozziani

Siamo tutti un po’ fantozziani

Senza dubbio Fantozzi fa parte dell’immaginario collettivo, anche per coloro che non impazzivano per i suoi film. Essere perseguitati da piccole sfighe e guardare se per caso c’è la nuvoletta di Fantozzi -se stavate andando al mare e improvvisamente si mette a piovere di sicuro c’è-, sentirsi fantozziani ogni volta che si è impacciati, vedere un soggetto non proprio attraente e pensare istintivamente alla figlia di Fantozzi, voler rispondere a datori di lavoro che nei loro annunci presentano condizioni improponibili come idilliache “Com’è umano lei!”…

Valuto sempre proposte valide

Valuto sempre proposte valide

Salve a tutti! Ho esperienza pluriennale come #articolista, #copywriter e nel campo del #webwriting e della scrittura in genere (ho all’attivo anche pubblicazioni di racconti e versi) e valuto proposte.
Laureata in filosofia.

*Portfolio di cui è possibile prendere immediatamente visione.
*Competenza anche nella traduzione inglese/italiano-italiano/inglese.
*Competenze SEO, WordPress.

Come articolista offro piena versatilità, mi sono occupata dei campi più svariati, dall’arte alla cronaca, dall’attualità al costume, dai viaggi alla musica (mio campo di elezione) passando per le notizie curiose.
Piena versatilità anche per quanto riguarda la scrittura creativa.

Sono disponibile per:

– Pacchetti di articoli e/o collaborazione continuativa o periodica con siti/testate/blog.
(articoli, recensioni, approfondimenti, rubriche, news…)
– Web editor/copywriter (ad es.scrittura di testi anche promozionali -soprattutto nel campo musicale ma non limitatamente ad esso- per siti internet)
– Scrittura racconti per siti web
– Scrittura e diffusione comunicati stampa
– Correttrice di bozze/editor per case editrici o privati
– Collaborazione con case editrici
Scrittura creativa: se avete un’idea per un libro, un racconto o una poesia io posso realizzarla per voi; posso offrirvi anche tante idee regalo originali per i vostri cari e i vostri amici
– Stesura riassunti filosofia e letteratura
– In genere, realizzo qualsiasi cosa vogliate con la scrittura!
– Traduzioni inglese/italiano – italiano/inglese di qualsiasi tipo di testo (dalle ricette ai libri)

No Adsense e simili.

Contattatemi per qualsiasi informazione o richiesta.

 

Focus on Space Oddity – David Bowie

Focus on Space Oddity – David Bowie

Con Space Oddity, nel clima dell’epoca permeato dall’entusiasmo per le imprese spaziali, nell’anno in cui il primo uomo mise piede sulla luna (il brano fu rilasciato undici giorni prima dell’allunaggio, venendo utilizzato in molti servizi televisivi sull’evento), David Bowie si affida a sonorità che strizzano l’occhio al progressive per raccontare del primo dei suoi alter ego.
Major Tom è un astronauta che si perde nella meraviglia e nel mistero dello spazio. Letteralmente, perché Major Tom non farà ritorno alla sua base. Attraverso il brano, che parte con il conto alla rovescia per il lancio, sottolinea l’arrivo nello spazio con vorticose note, sembra davvero di fluttuare nello spazio, soprattutto nella versione stereo estesa, dove gli ultimi minuti indugiano sui suoni e rumori fantascientifici, regalando un’ottima prova di space rock. Da notare la presenza dello stilofono, uno strumento musicale all’epoca nuovissimo costituito da una tastiera che veniva controllata da una penna elettronica.
Il testo è un dialogo tra l’astronauta e la torre di controllo, che si scambiano consigli (dalla Terra, “prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco”, “i giornali vogliono sapere che marca di camicia porti”) e impressioni (dallo spazio, “sto galleggiando nello spazio in modo strano e le stelle sembrano molto diverse oggi…”) ma, oltre questo, si coglie nitidamente il sentimento dell’astronauta, sentimento che diviene universale.

Space Oddity si può leggere come una parabola sull’ignoto e il desiderio di conoscere e di scoprire che è proprio dell’uomo, almeno quando voglia dirsi tale. La mente corre spontanea ad un parallelo fra la figura dell’astronauta che si perde nello spazio, spinto dal desiderio di progredire -per l’umanità e per se stesso- e l’Ulisse dantesco che viene condotto dalla sua sete di conoscenza oltre le colonne d’Ercole, ovvero lo stretto di Gibilterra, all’epoca considerato il limite del mondo conosciuto, la soglia da non varcare, dove troverà la disfatta e la morte, per lui e i suoi compagni.
Ed è la narrazione dell’ignoto. L’uomo è sempre destinato a perdersi nella vastità e nel mistero di ciò che non conosce e nella meraviglia.

Planet earth is blue, and there’s nothing I can do” riflette Major Tom dalla distanza della sua navicella. “Il pianeta Terra è blu e non c’è niente che io possa fare” è uno dei versi più intensi e densi di significato di sempre. È ciò che sfugge al controllo dell’uomo, e che pure deve accettare. L’uomo non sceglie il mondo in cui si trova, vi nasce e si ritrova con in mano delle carte da giocare che non ha scelto, e a non conoscere neanche perché queste carte e questo gioco. Ma in lingua inglese il termine blue significa anche triste. Così si può leggere anche “Il pianeta Terra è triste e non c’è niente che io possa fare“. La presenza del dolore e della semplice tristezza nel mondo, che non cessa di fare interrogare e di tormentare, ma anche la presa di coscienza salvifica che non si può possedere la soluzione a tutto, spesso né tantomeno al dolore degli altri.

Space Oddity è anche il tema dell’alienazione, dell’essere soli, come ha dichiarato lo stesso Bowie in alcune occasioni. Tema ben rappresentato dall’astronauta che dalla distanza spaziale osserva la Terra, fuor di metafora qualcuno che si perde in se stesso, divenendo estraneo forse persino a se stesso. È un brano denso di mistero e inquietudine questo “stranezza spaziale” che è stato ispirato a Bowie dal film “2001, Odissea nello spazio” di Kubrick. Qualcuno vi ha visto una metafora della droga. La figura di Major Tom è ripresa nel 1980 in Ashes to Ashes, che dice “We know Major Tom’s a junkie, strung out in heaven’s hitting an all-time low” – “sappiamo che il Maggiore Tom è un tossico, confinato nell’alto dei cieli raggiunge una depressione senza fine“. E conclude: “mia madre mi diceva: per portare a termine le cose, faresti meglio a non perdere tempo con il Maggiore Tom”. Come spesso accade con David Bowie, i piani di lettura sono molteplici e sono tutti una manna dal cielo per riflessioni e suggestioni.

 

(Scritto qualche anno fa)